Uso e abuso dei numeri

Posted on set 9, 2014 in tips and tricks

Domenica 7 settembre 2014, Il Sole 24 ore pubblica una notizia interessante. CERNOBBIO: una vera data revolution. Per non essere né vittime (inconsapevoli) della marea di numeri che ogni giorno ci sommerge, né artefici (involontari) del caos generato dalla loro non sempre eccelsa (e non sempre controllata) qualità. A volerla, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. A guidarla, un cinese e un italiano. Il cinese è Robin Li, il fondatore di Baidu, il motore di ricerca cinese. L’italiano è Enrico Giovannini, dal 2001 al 2009 direttore delle statistiche dell’Ocse, dal 2009 al 2013 presidente dell’Istat e poi, fino al febbraio 2014, ministro del Lavoro del governo Letta.Nel leggerla la memoria é andata all’ottobre del 2005 quando alla Scuola Normale Superiore ho avuto l’onore di aprire un convegno, da me promosso e organizzato, dal titolo: “Uso e abuso dei numeri”. Nella relazione introduttiva sostenevo come “ oggi più che mai la nostra società complessa abbia bisogno di oggettività e di rigore, abbia bisogno di scienza, abbia bisogno di assoluta disciplina nella validazione dei dati e delle fonti. Solo un cittadino compiutamente e correttamente informato può esercitare coscientemente il primo e fondamentale diritto della democrazia, e cioè quello di voto. I numeri rappresentano uno strumento fondamentale per rispondere a tali bisogni. A condizione però che essi siano usati correttamente e che quanti se ne servono (e cioè non solo chi decide ma qualunque cittadino) dispongano degli strumenti fondamentali per la comprensione dei dati presentati e abbiano dunque una sufficiente consapevolezza dei criteri e metodi di raccolta e delle possibilità di manipolazione. Si impone quindi un grande sforzo di alfabetizzazione ai numeri, per garantirci una vita migliore e la salvaguardia di alcuni aspetti essenziali della vera democrazia.” Da allora molte cose sono accadute. La tecnologia si é ulteriormente evoluta con gli strumenti della business intelligence e con la rivoluzione che va sotto il nome di big data. E’ una rivoluzione che impatta profondamente anche la vita dei nostri clienti, di tutte le imprese piccole e grandi. In un video, ancora presente sul sito di Luxottica, Andrea Guerra sostiene che “l’altro pilastro importante della nostra strategia é capire che la rivoluzione tecnologica e digitale accaduta, non che sta accadendo o dovrà accadere, accaduta, dovrà essere combinata col nostro sviluppo.” James Simons é un matematico americano nato nel 1938, dieci anni dopo John Nash e il nostro Ennio De Giorgi che proprio con Nash condivise, con metodi e approcci totalmente diversi, la risoluzione del diciannovesimo problema di Hilbert nel 1957. Simons ha lavorato su tematiche affini per molti versi ai lavori di Nash e De Giorgi e nel 1976 ha vinto il Premio Oswald Veblen per la geometria dell’American Mathematical Society, per il lavoro che ha comportato una rivisitazione sulla minimizzazione multi-dimensionale di superfici e forme caratteristiche. Nel 1978 ha lasciato l’Università per fondare un Hedge Fund, Renaissance Technologies, con un successo strepitoso che l’ha reso in breve tempo miliardario consentendogli di dedicare tempo e mezzi ingenti anche alle sue attività filantropiche nelle quali investe centinaia di milioni di dollari all’anno. Tra queste citiamo l’iniziativa “Math for America” www.mathforamerica.org volta a favorire l’insegnamento della matematica negli Stati Uniti proprio nella convinzione che una maggior “alfabetizzazione ai numeri” della popolazione tutta possa contribuire grandemente al progresso di una comunità. Ci piace citare un’altra organizzazione no profit, fondata nel 1956 da John D. Rockefeller 3rd, Asia Society www.asiasociety.org che si propone di unire gli sforzi di leaders e istituzioni in Asia e negli Stati Uniti per creare un futuro condiviso. Anche il loro punto di vista sulla matematica é significativo: “the body of knowledge and practice known as mathematics is derived from the contributions of thinkers throughout the ages and across the globe. It gives us a way to understand patterns, to quantify relationships, and to predict the future. Math helps us understand the world — and we use the world to understand math.” La nostra esperienza di consulenti oggi e di manager prima ci dice che le aziende europee non mancano certo di numeri e numeri affidabili a supporto dei loro processi decisionali. Nell’ultimo decennio sono stati fatti notevoli passi in avanti. Non altrettanto riscontriamo invece nella capacità dei manager e dei loro collaboratori di comprendere e contestualizzare tali numeri. Spesso ad esempio la formulazione del prezzo e le politiche commerciali di sconto e di incentivazione al canale sono ancore lasciate alla così detta “sensibilità” del responsabile commerciale, sovente lontana dall’evidenza dei numeri e piuttosto condizionata dal “si è sempre fatto così”. Analogamente le deduzioni tratte dalla contabilità industriale nelle operations portano a decisioni fortemente antieconomiche per la sola ragione, tanto difficile a credere quanto vera, di una errata articolazione tra costi realmente fissi e realmente variabili. Ma anche ai livelli più alti dell’organizzazione abbiamo riscontrato scelte strategiche basate e giustificate non su sensazioni qualitative ma su errata interpretazione di dati quantitativi o, in taluni casi, su asservimenti dei dati quantitativi manipolati a preconcetti guidati da così dette logiche di potere. E quindi consigliamo gli imprenditori in prima persona a prendere confidenza con il “numero” come uno degli elementi imprescindibili che guida le loro scelte e ad assicurarsi che i propri manager abbiano familiarità con i numeri e sappiano comprenderli nelle loro articolazioni.

di Umberto Sampieri